Creatività e innovazione: da soli o in gruppo?

Creatività e innovazione a lavoro

Al giorno d’oggi, i mercati sono dominati dalle aziende  che operano nel settore tecnologico e digitale, con una rapidità di cambiamento senza precedenti. Ogni giorno si assiste alla nascita di un nuovo smartphone, di un nuovo computer, o di qualsiasi altro dispositivo all’avanguardia. Per questo, la creatività e l’innovazione sono temi decisamente attuali.

In un gruppo di lavoro o in un’organizzazione, creatività e innovazione significa introdurre e applicare intenzionalmente nuove idee, procedure o prodotti, allo scopo di apportare beneficio. West (2002) parla di un processo costituito da due fasi: lo sviluppo delle idee, ovvero la formulazione di un insieme di soluzioni che vengono generate davanti a un problema che si presenta; e l’implementazione dell’innovazione, ossia l’applicazione delle alternative selezionate.

Solitamente, si presuppone che la creatività e l’innovazione a lavoro abbiano luogo in una situazione di gruppo. “I gruppi sono diventati un elemento costitutivo nelle organizzazioni moderne, dove esiste una crescente tendenza a trasformare il lavoro da individual-based a group-based” (Nijstad & De Dreu, 2002; p. 400). Chi, ad esempio, non ha mai sentito l’espressione “brainstorming”? Non a caso, qualcuno sostiene che viviamo nella “cultura della riunione”:

Controindicazioni del gruppo

Eppure, la psicologia sociale sembra chiara. Nei gruppi, è più facile che si verifichino fenomeni di conformismo. I gruppi tendono ad eliminare le differenze al proprio interno, perché queste sollevano conflitti. Al contrario, prospettive diverse e contributi originali sono fondamentali per creare e innovare. I gruppi tendono a focalizzarsi soltanto sulla propria idea, considerata come la migliore in assoluto. Invece, all’esterno potrebbero esserci idee più valide. E ancora, la psicologia dinamica: il gruppo può assorbire l’individuo, rappresenta una minaccia al suo Io autentico e alla sua identità.

Così, spesso i gruppi di lavoro prendono decisioni sbagliate e, in definitiva, falliscono (Shalley, 2002). Perché, dunque, tutta questa attenzione verso i gruppi di lavoro? Quando si tratta di creatività e innovazione, quanto è meglio lavorare in gruppo piuttosto che da soli?

Meglio da soli o in gruppo?

Come spesso accade quando si ha a che fare con le cose umane, la risposta è “dipende”. Infatti, il gruppo è un’arma a doppio taglio. Da un lato, i gruppi presentano i rischi di cui si è detto prima. Dall’altro, i processi di gruppo possono essere gestiti per farli diventare una risorsa. In definitiva: meglio in gruppo, ma a certe condizioni.

Quali condizioni? Secondo West (2002), per fare in modo che il gruppo esprima il suo potenziale creativo e innovativo, chi progetta e gestisce il lavoro di gruppo deve controllare una serie di variabili.

  • Task characteristics: il compito affidato al gruppo deve essere completo, vario e garantire ai membri alcune possibilità di interazione sociale, apprendimento e possibilità di sviluppo.
  • Group knowledge diversity and skills: le differenze tra i membri del gruppo devono essere moderate al fine di generare controversie costruttive piuttosto che conflitti negativi.
  • External demands: le richieste esterne devono essere a un livello ottimale, né troppo scarse né eccessive.
  • Integrating group processes: bisogna chiarificare gli obiettivi condivisi stimolando il coinvolgimento dei membri, incentivare la partecipazione alla presa di decisioni, instaurare un clima favorevole all’innovazione, sviluppare un senso di sicurezza a stare nel gruppo, promuovere la riflessione su quanto avviene al suo interno e integrare le differenti competenze che esso possiede.

Implicazioni pratiche

Queste indicazioni possono essere applicate concretamente da designer, manager e leader. Primo, progettando adeguatamente i lavori, i compiti e le mansioni (job designtask design). Secondo, calibrando la composizione di un gruppo di lavoro: chi sono i suoi membri? quali sono le loro caratteristiche? quanto sono differenti tra loro? Inoltre, facendo fronte alle contingenze e gestendo al meglio i processi che si svolgono all’interno del gruppo. Tutto questo per mettere il gruppo di lavoro nelle condizioni ottimali per esprimere creatività e innovazione.

La ricerca nel campo della creatività e dell’innovazione nei gruppi di lavoro ha ancora molti passi avanti da compiere. Tuttavia, se le condizioni citate sono presenti, la creatività e l’innovazione di un gruppo sono più efficaci della creatività e dell’innovazione di un singolo individuo. In generale, lavorare in gruppo è più divertente, e due teste sono meglio di una. Così, la creatività e l’innovazione di gruppo e le ottimali prestazioni da parte di un team, aprono la strada verso una win-win situation in cui convivono il profitto dell’azienda e il benessere dei lavoratori.

Riferimenti bibliografici

Nijstad, B. A., & De Dreu, C. K. W. (2002). Creativity and group innovation. Applied Psychology: An International Review, 51(3), 400-406.

Shalley, C. E. (2002). How valid and useful is the integrative model for understanding work groups’ creativity and innovation? Applied Psychology: An International Review, 51(3), 406-410.

West, M. A. (2002). Sparkling fountains or stagnant ponds: An integrative model of creativity and innovation implementation in work groups. Applied Psychology: An International Review, 51(3), 355-424.

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Profilo Autore

Davide Giusino
Dottore magistrale in Psicologia delle Organizzazioni e dei Servizi, e titolare del Master on Work, Organizational and Personnel Psychology (WOP-P), interessato soprattutto alla ricerca scientifica in psicologia e alle sue applicazioni nel mondo del lavoro, delle organizzazioni e delle risorse umane.

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